venerdì 30 novembre 2012

Chi decide sulla nostra salute?

Monia Benini
Gli shock e la paura sono da molto tempo impiegati per far digerire ai cittadini misure altamente impopolari. La paura e il terrore sono ottime armi mentali per piegare le persone. Il panico ci fa perdere di lucidità e reagire spesso in maniera assurda.
C'è uno video in rete di un esperimento fatto con dei topi in una gabbia alla quale viene fornita una scossa elettrica, sul fondo. Se nella gabbia c'è un solo topo, questo cerca disperatamente di uscire, di fuggire.....
Se però nella gabbia viene messo un altro topo, al passaggio della scarica elettrica, i topolini non cercano di fuggire, ma cominciano ad attaccarsi l'un l'altro. Questo è quello che il sistema fa con noi. Ci tiene divisi, così passiamo il tempo a litigare e ad azzannarci reciprocamente, mentre il sistema impone provvedimenti letali, che subiamo tutti.
A proposito di provvedimenti letali, voglio qui riproporre la situazione greca in ambito sanitario. Per le analisi e le visite per patologie anche rilevanti, la popolazione deve pagare il 25% del costo della prestazione o del servizio. Alcuni accertamenti addirittura sono integralmente a carico del paziente. Ad esempio, se una persona anziana cade e si rompe il femore, dovrà sostenere l'intero costo dei raggi necessari ad accertare la frattura ossea.  Una sorte simile è toccata anche alle analisi del sangue e alle patologie croniche, come asma e diabete, per le quali da un contributo (ticket) del 10% si è rapidamente passati a un 25% del costo a carico del malato. Il nuovo pacchetto di misure imposte dalla troika poche settimane fa in Grecia prevede inoltre che i cittadini paghino di più di tasca propria per ospedalizzazione, farmaci e persino prescrizioni. Il decreto legge approvato in Parlamento introduce un ticket di 25 euro a carico del paziente per l'ammissione in un ospedale statale a partire dal 2014 ed il pagamento di un euro in più per ogni prescrizione rilasciata dal sistema sanitario nazionale. E già oggi ci sono oltre un milione e duecentomila greci (su un totale di circa 11 milioni di abitanti) che non possono più permettersi di pagare le cure e che quindi fanno lunghe code per essere assistiti dalle Organizzazioni Non Governative.
Perché ho voluto portare questo esempio greco? Semplice. Monti ha recentemente dichiarato che "La sostenibilità futura dei sistemi sanitari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni”. Capito bene? Sono sue testuali parole: "La sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale potrebbe non essere garantita". E a poco è valso il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, per smussare gli angoli: "Contrariamente a quanto riportato dai media, il Presidente ha voluto attirare l'attenzione sulle sfide cui devono far fronte i sistemi sanitari per contrastare l'impatto della crisi.” o ancora: “Il Presidente non ha messo in questione il finanziamento pubblico del sistema sanitario nazionale, bensì, riferendosi alla sostenibilità futura, ha posto l'interrogativo sull'opportunità di affiancare al finanziamento a carico della fiscalità generale forme di finanziamento integrativo.” E cioè? Nuove forme di finanziamento integrativo, cosa significa? Nuove tasse? Sanità a pagamento? Assicurazione per poter accedere alle cure mediche? Passaggio di mano ai privati per le cure più “redditizie”? Non è dato sapere.
Ma quel che sarebbe giusto sapessimo è che non si tratta per l'ennesima volta di un provvedimento partorito da una mente italica. Eh sì, anche questa volta il concepimento dell'idea non è avvenuto nel nostro paese; proprio come per l'innalzamento dell'età pensionabile, le privatizzazioni, l'aumento dell'IVA e l'introduzione del pareggio di bilancio (qualche libero economista preferisce la definizione “equilibrio di bilancio”, quasi come se facesse meno male...ma tanto la sostanza non cambia). Già nella primavera del 2011, infatti, il Fondo Monetario Internazionale avvertiva dei rischi relativi ai costi per la salute nelle cosiddette “economie avanzate”. Aggiungendo: “Una maggiore competitività fra le compagnie di assicurazione potrebbe essere una proposta, anche se non l'unica. Bisognerebbe aumentare l'efficienza del management pubblico e fissare dei limiti di budget.” Mi sa che questa l'abbiamo già sentita...
Pochi mesi fa, ad aprile, il FMI ha pubblicato la propria posizione sull'argomento, indicando che “la riforma dei sistemi sanitari dovrebbe essere fra le principali priorità dei governi che sono già alle prese con i tagli del debito”. Sul documento dell'FMI si legge inoltre che “in molti paesi, il settore privato gioca un ruolo fondamentale nella salute, ricoprendo l'intero spettro dei servizi di cura, come ospedali, cure primarie e farmaci.”. Ma non basta...dal momento che il Fondo sostiene anche che “se un paese opta per un approccio più egualitario per quanto riguarda la sanità, garantendo un pieno accesso alle cure per tutti, indipendentemente dallo stato economico e sociale, allora il governo dovrà affrontare maggiori sforzi....e in questo caso le assicurazioni private non garantiscono un ruolo efficace".
Quindi, quando sentiamo Monti parlare della non sostenibilità dell'attuale sistema sanitario italiano, sappiamo chi c'è dietro. In sostanza, l'avvoltoio è un pappagallo. Sì, un pappagallo che ripete ciò che arriva dal Fondo Monetario Internazionale. Ne siamo consapevoli. E quando conosciamo una cosa, non dobbiamo temerla. E' il sistema, questo sistema, che deve temere noi!
Teste Libere

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